I residenti puntano il dito contro Comune e Asp. «Rischi concreti per la diffusione di malattie e virus»
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Doveva essere un’opera fondamentale per la sicurezza del territorio, un tassello cruciale nel piano di mitigazione del rischio idrogeologico. Invece, il progetto di collettamento delle acque bianche nel centro abitato di Caulonia Marina si è trasformato in un incubo quotidiano per decine di famiglie. Oggi quel grande bacino di cemento a due passi dal torrente Amusa è poco più di un cantiere fantasma, una vasca da 20.000 metri cubi ricolma di acqua stagnante e melma che minaccia la salute pubblica. L’esasperazione dei residenti di via Pitagora è arrivata al punto di rottura. Decine di cittadini hanno firmato e inviato una formale diffida e messa in mora indirizzata al Comune di Caulonia, all’Asp di Reggio Calabria, alla Prefettura e alla Città Metropolitana. La richiesta è perentoria: svuotamento immediato della vasca e messa in sicurezza dell'area entro 15 giorni.
I numeri raccontano una storia di ritardi. L’opera, affidata al consorzio Fenix, avrebbe dovuto essere completata entro il 2 gennaio 2023. Da oltre un anno, però, il cantiere risulta abbandonato a sè stesso. Senza un sistema di deflusso funzionante le piogge hanno trasformato la struttura in un acquitrino perenne che, con l’arrivo del caldo, sta diventando un ricettacolo di pericoli. Nella diffida, i firmatari descrivono uno scenario allarmante. L’acqua ferma è diventata l'habitat ideale per la proliferazione massiccia di zanzare, ratti e rettili, con il timore concreto per la diffusione di virus e malattie. Non è solo una questione di insetti: la decomposizione organica nel fango sprigiona esalazioni di idrogeno solforato, rendendo l'aria irrespirabile e costringendo le famiglie a barricarsi in casa.
«È un’isola di umidità eccessiva che altera il microclima locale», lamentano i residenti, sottolineando come lo stress cronico causato dai cattivi odori e dall'impossibilità di usare balconi e giardini stia seriamente compromettendo la qualità della vita di bambini, anziani e soggetti fragili. Il timore è che nel bacino, essendo un cantiere incustodito, possano essersi accumulati residui edili, idrocarburi o rifiuti abbandonati. Senza un fondo perfettamente impermeabilizzato, il rischio che queste sostanze inquinino la falda superficiale, utilizzata dai pozzi privati nelle vicinanze, è altissimo. I cittadini richiamano pesanti violazioni del Testo Unico Ambientale e del Codice della Salute, ipotizzando reati che vanno dall'omissione di atti d'ufficio al getto pericoloso di cose.
La mobilitazione non si fermerà alla carta bollata. Se entro due settimane non arriveranno risposte concrete, ovvero lo svuotamento della vasca, una disinfestazione accurata e un cronoprogramma certo dei lavori, i cittadini sono pronti a portare il caso in Procura e a chiedere il risarcimento per i danni biologici ed esistenziali subiti. La palla passa ora al Comune e alle autorità sanitarie: via Pitagora non può più aspettare.

