L'inchiesta della Dda ipotizza un tentativo di sbloccare quasi un milione di euro del Fondo unico giustizia a favore di un uomo condannato per aver favorito la latitanza del boss Domenico Condello. Contestata l'aggravante mafiosa
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Un presunto tentativo di sottrarre quasi un milione di euro custodito nel Fondo unico giustizia, alimentato anche dai beni confiscati alla criminalità organizzata, e farlo arrivare a una persona condannata per avere favorito la latitanza di uno dei più importanti boss della 'ndrangheta. È l'ipotesi sulla quale indaga la Direzione distrettuale antimafia di Milano, che ha iscritto nel registro degli indagati un dipendente dell'ufficio Gip del Tribunale con le accuse di truffa ai danni dello Stato e falso ideologico, entrambe aggravate dall'agevolazione mafiosa.
L'inchiesta, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal sostituto procuratore Stefano Ammendola, ruota attorno a una richiesta ritenuta anomala di restituzione di 980 mila euro provenienti da somme confiscate nell'ambito di un procedimento penale concluso anni fa.
L'autista diventato operatore giudiziario
Al centro dell'indagine c'è Domenico Bruno, 55 anni, per lungo tempo autista in servizio presso l'ufficio Gip del Palazzo di giustizia di Milano. Il suo compito era accompagnare i magistrati nelle carceri per gli interrogatori, ma nel tempo avrebbe iniziato a svolgere anche attività amministrative, fino a collaborare con l'ufficio che si occupa delle archiviazioni e della gestione delle procedure collegate ai sequestri e alle confische.
Secondo la ricostruzione investigativa riportata dal Corriere della Sera, questo progressivo ampliamento delle mansioni gli avrebbe consentito di accedere ai registri informatici e alla documentazione relativa alla movimentazione delle somme custodite nel Fondo unico giustizia.
Proprio pochi giorni prima dell'inchiesta, Bruno aveva ottenuto, tramite concorso, la qualifica di operatore giudiziario.
Il tentativo di sbloccare quasi un milione di euro
L'episodio contestato risalirebbe al 15 luglio scorso. Attraverso un'apposita procedura informatica sarebbe stato trasmesso a Equitalia Giustizia un "modello C" con oggetto "Provvedimento di restituzione", finalizzato a sbloccare 980 mila euro depositati nel Fondo unico giustizia.
Secondo gli investigatori, il documento sarebbe stato predisposto senza alcun provvedimento autorizzativo emesso da un giudice.
Le somme, confiscate definitivamente nell'ambito di un procedimento del 2015, avrebbero dovuto essere accreditate a Massimiliano Richichi, quarantenne di Reggio Calabria.
Il legame con la cosca Condello
Richichi risulta coindagato nell'inchiesta. In passato è stato condannato in via definitiva per avere partecipato a un'associazione finalizzata a favorire la lunga latitanza di Domenico Condello, storico esponente della cosca di 'ndrangheta, arrestato nel 2008 dopo anni di irreperibilità.
Proprio questo collegamento costituisce, secondo la Procura, il presupposto della contestazione dell'aggravante dell'agevolazione mafiosa.
L'ipotesi investigativa è che il tentativo di ottenere la restituzione del denaro avrebbe finito per favorire indirettamente interessi riconducibili all'organizzazione criminale.
L'allarme di Equitalia Giustizia ha fatto saltare il piano
Il presunto tentativo non è andato a buon fine grazie ai controlli effettuati da Equitalia Giustizia.
I funzionari, insospettiti dall'assenza del necessario provvedimento del giudice, hanno segnalato immediatamente la richiesta agli uffici del Tribunale, facendo scattare l'intervento della Procura.
Il giorno successivo i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria hanno eseguito una perquisizione nella stanza in uso all'indagato, al settimo piano del Palazzo di giustizia, poi posta sotto sequestro.
Sequestrati documenti, fascicoli e materiale da verificare
Nel corso delle operazioni gli investigatori hanno acquisito documentazione cartacea, fascicoli e il computer utilizzato dal dipendente.
Nel decreto di convalida del sequestro, il pubblico ministero dispone ulteriori accertamenti anche su alcuni oggetti rinvenuti durante la perquisizione per verificarne provenienza, autenticità ed eventuale rilevanza investigativa.
Parallelamente sono in corso verifiche su numerosi fascicoli amministrativi per accertare se possano essersi verificati episodi analoghi in passato. Gli inquirenti vogliono capire se il tentativo scoperto rappresenti un caso isolato oppure se vi siano state altre anomalie nella gestione delle procedure di restituzione delle somme custodite dal Fondo unico giustizia.

