Un gruppo di circa trenta pazienti dializzati si è presentato al Pronto Soccorso del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria per protestare contro l'improvvisa incertezza che minaccia la continuità del proprio percorso terapeutico. I malati, che ricevono abitualmente le cure salvavita presso il Centro Dialisi privato San Giorgio di Pellaro, si sono ritrovati privi di assistenza a causa della sospensione del servizio, dovuta al mancato accreditamento della struttura da parte del Servizio Sanitario Regionale.

Di fronte al blocco delle attività, l'Azienda Sanitaria Provinciale ha proposto il trasferimento dei pazienti presso i centri di Melito di Porto Salvo e Scilla, ma gli assistiti hanno fermamente rifiutato lo spostamento, ritenendo imprescindibile ricevere le terapie vicino al proprio domicilio. Per far fronte all'immediata situazione di urgenza e garantire i trattamenti salvavita, la direzione dell'ospedale ha offerto in via straordinaria la disponibilità ad attivare un turno di dialisi notturna compreso tra le ore 21:00 e l'1:00.

Le drammatiche testimonianze raccolte tra i malati e i loro familiari dipingono un quadro di profonda fragilità clinica, incompatibile con qualsiasi forma di pendolarismo. Come Caruso, in terapia dialitica da quasi tre anni e assistito per due anni a Pellaro, ha manifestato l'impossibilità fisica di viaggiare dichiarando: «Io non intendo andare fuori perché non ce la faccio, lei mi vede con l'ossigeno e con la dialisi che devo fare, non posso andare in giro per i paesi con la bomboletta». Alla sua voce si aggiunge il doloroso appello della familiare di una paziente affetta da plurime patologie gravi, tra cui un tumore al seno e la demenza, la quale ha spiegato che la donna necessita dell'aiuto di due infermieri persino per salire a bordo dell'autobus e ha respinto con decisione la prospettiva dei turni notturni dicendo: «Sempre di notte è impossibile, i parenti devono subire quello che subiamo con i malati, con la demenza lei non dorme di notte e io devo stare ventiquattro ore su ventiquattro con lei, qualche ora io ho diritto di dormire o no».

A rimarcare l'insostenibilità dei viaggi è intervenuta anche un'altra paziente, cieca da un occhio e provata da quattro anni di trasferte a Melito, che ha rievocato i pericoli già vissuti affermando: «Sono rimasta svenuta su una panchina della stazione per venti minuti ed è dovuto intervenire il 112, sono caduta dopo la dialisi perché quando si torna si è quasi in coma, tutti abbiamo un corollaio di patologie oltre alla malattia renale e non posso andare fuori dal comune».

A ricostruire le radici amministrative della crisi è stato Francesco Puntillo, coordinatore regionale e referente dell'associazione Fintred, il quale ha ribadito la centralità della battaglia intrapresa sottolineando che «trentasei malati in dialisi pretendono il diritto sacrosanto di poter dializzare nel luogo più prossimo alla propria residenza, chiamato diritto alle cure di prossimità». Puntillo ha spiegato come la situazione attuale sia la conseguenza di oltre dieci anni di latitanza istituzionale e dell'assenza di centri dialitici territoriali dell'ASP all'interno del comune di Reggio Calabria, a differenza di realtà come Catanzaro e Cosenza che dispongono di strutture ospedaliere e territoriali dedicate. Il coordinatore ha evidenziato che la carenza di posti rene è nota da tempo ed è stata formalmente quantificata dall'ASP in ventinove unità già con la delibera numero 582 del 17 maggio 2018, poi ripresa nel 2024 con la delibera 630.

La chiusura del centro di Pellaro deriva infatti dall'assenza dell'atto regionale di riconoscimento del fabbisogno, indispensabile per l'accreditamento, su cui Puntillo ha denunciato: «Quel decreto esiste, è pronto e predisposto all'interno della Regione, ma purtroppo nessuno si assume la responsabilità di volerlo firmare».

Sulla vicenda sono intervenuti congiuntamente nove consiglieri comunali di Reggio Calabria — Domenico Battaglia, Francesco Catalano, Demetrio Delfino, Marcantonino Malara, Giuseppe Marino, Saverio Pazzano, Filippo Quartuccio, Carmelo Romeo e Carmelo Versace —, i quali hanno espresso forte preoccupazione per il rischio che la protesta determini un ulteriore e insostenibile sovraccarico per il Pronto Soccorso del GOM. I rappresentanti politici hanno rivolto un appello urgente alle istituzioni preposte, chiedendo in modo particolare l'intervento del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, affinché si individui rapidamente una soluzione che assicuri ai pazienti la continuità terapeutica e l'assistenza in prossimità del proprio domicilio.