C'è una memoria familiare che unisce profondamente San Marino e Reggio Calabria. Una memoria che è un richiamo profondo e nutrimento essenziale . Per questo,  sulle orme del nonno Gino Zani, in riva allo Stretto è tornato Nicola con il nipote Giorgio e il cugino, l'omonimo Gino accompagnato dalla moglie Sandra. Li abbiamo incontrati proprio davanti a palazzo Gino Zani (1882-1964), uno dei più rappresentativi dell'importante opera dell'ingegnere sammarinese , pioniere del cemento armato e precursore dell'antisismica moderna, che da giovane, all'indomani del sisma del 1908, si era recato a Reggio per contribuire alla sua ricostruzione.

« Ho potuto conoscere mio nonno soltanto attraverso il suo diario, nel 1998. Sapevo dell'esistenza dei suoi manoscritti - racconta il nipote Nicola Zani - e così chiesi di poterli leggere. Rimasi letteralmente folgorato dalla lettura di queste memorie e da subito mi mobilitai affinché potessero essere rese pubbliche. L'opera di mio nonno rimase a lungo sconosciuta. Sono stati necessari molti anni ma alla fine noi nipoti siamo riusciti nell'intento di renderla nota. Nel 50º anniversario della sua morte, nel 2014, abbiamo pubblicato un sito che ho curato personalmente e che abbiamo arricchito progressivamente con materiale nel tempo reperito . L'obiettivo è sempre stato quello di divulgare la grande opera del nonno che arrivò qui dopo il terremoto del 1908, per potersi rendere utile.

Era di una famiglia umile di operai in cui aveva patito la fame e quindi quando seppe del rovinoso sisma che aveva colpito anche questa città, deciso di venire qui a dare una mano. Così da volontario, chiese lui, che era già assistente di statica grafica all'università di Bologna dove si era laureato da poco con una tesi sul cemento armato, di poter venire qui per vedere gli effetti del sisma. Si sarebbe dovuto fermare per una settimana e invece rimase per 27 anni. Nella baracca di fronte alla sua, c'era una bella ragazza che si affacciava. Era Graziella Spadaro, mia nonna, che perse un fratello in quel sisma.  Si innamorarono e si sposarono, qui nacque mio padre. Qui nacquero i miei zii. Dunque un bel pezzo di vita, la passò qui.

Venni per la prima volta a Reggio con mio padre nel 2000 e feci il primo giro degli edifici costruiti dal nonno. Mi innamorai subito di questa città. Forse un qualcosa di genetico, non saprei dire, ma così fu . Da quella volta, sono venuto tante volte, sempre più spesso e sempre con grande piacere. Qui mi sento a casa, come la mia seconda patria », racconta ancora il nipote Nicola Zani.

Dal palazzo della Prefettura fino alla chiesa di Gesù e Maria e a palazzo Zani-Spadaro passando per le Case per i dipendenti dello Stato , sono tante ancora oggi le tracce della preziosa opera resa alla città . Un lavoro che fece scuola per intuizione, visione e metodo.

« Avevo 14 anni quando è mancato ma ricordo i racconti con cui intratteneva tutti noi nipoti, dopopranzo. Era un affabulatore formidabile. Una dote - sottolinea il nipote omonimo, Gino Zani - che abbiamo ritrovato nel suo diario pubblicato di recente e che nonostante la consistenza di un migliaio di pagine si presta a una lettura fluida. In esso racconta anche di questa città.

Personalmente  mi interessano, più che degli edifici monumentali sia pubblici che privati, che sono bellissimi edifici e monumento per Reggio ma sono episodi architettonici, l'edilizia residenziale per gli impiegati e la ricostruzione dei quartieri popolari, che lui ha seguito in modo multidisciplinare, facendosi carico, come riteneva dovesse avvenire sempre, di affrontare la ricostruzione a 360° non solo sul piano architettonico e strutturale ma anche sul piano sociale . E quindi adattava la ricostruzione al tipo di maestranze di cui disponeva, inventava nuovi sistemi in conseguenza del fatto che mancava il legname per le casseforme, necessarie per realizzare manufatti in cemento armato. Allora ideò nuovi sistemi costruttivi basati su blocchi prefabbricati che contenevano all'interno il cemento e il ferro in modo da non avere necessità di legname. Il tutto pensato in modo economico e rapido, quindi veramente con un approccio da architetto, quale io sono, più che da ingegnere , volto a occuparsi non solo dell'oggetto architettonico , ma di cosa significasse modificare l'ambiente per le persone che ci dovevano vivere », sottolinea ancora il nipote Gino Zani.

C'è emozione nelle loro parole mentre camminano per le strade di Reggio e mentre guardano quel mare che anche il loro nonno aveva conosciuto e amato. Con l'emozione c'è anche l'orgoglio di una rivalutazione della sua opera che si è fatta attendere ma è arrivata.

«Dopo che il Centro Storico di San Marino e del Monte Titano sono stati inseriti nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità, esplicitando che il lavoro di Gino Zani era da considerarsi parte integrante dello stesso, qualcosa di positivo ha iniziato a muoversi . Il lavoro del nonno in precedenza era stato un pò bistrattato e criticato . Invece da lì in poi si è innescato un processo che ha portato a una rivalutazione. Oggi finalmente si conosce, anche grazie alla pubblicazione delle memorie, il suo lavoro. Spero che da lassù possa vedere e gioire di ciò che è accaduto e che sta accadendo », sottolinea ancora il nipote Nicola Zani.

E proprio in occasione della scorsa cerimonia del San Giorgio d'oro, il comune di Reggio ha insignito gli eredi di Gino Zani della prestigiosa benemerenza alla memoria . Non era cittadino reggino ma alla crescita della città e alla sua ripartenza dopo la tragedia del sisma contribuì in modo decisivo , restando poi qui a vivere a lungo. I suoi figli, i padri di Nicola e Gino, rispettivamente Giorgio e Nicola Oreste, erano reggini. Dunque in questa città iniziò la loro storia familiare.

Fu proprio il suo omonimo nipote a ritirare il premio sul palco del teatro Francesco Cilea.

« Mio nonno non amava le ribalte e so che avrebbe conservato questa Benemerenza in modo discreto . L'avrebbe conservata in una libreria,  senza ostentarla e senza vantarsene ma ne sarebbe stato davvero molto felice perché aveva molto amato Reggio », conclude il nipote Gino Zani.

Il comune di Reggio Calabria celebra il suo patrono San Giorgio con la consegna di benemerenze a personalità illustri della città

Ecco la motivazione del San Giorgio d'oro 2026:

Gino Zani (Alla memoria)

Coraggio civile e straordinaria competenza tecnica hanno caratterizzato il suo operato. Ha scelto di mettere il proprio sapere al servizio della collettività. Giunto a Reggio dopo il terremoto del 1908, con grande impegno ha contribuito alla messa in sicurezza dei territori colpiti e alla ricostruzione, distinguendosi per innovazione, visione e spirito di sacrificio . Pioniere nell'impiego del cemento, ha lasciato un segno duraturo nella rinascita urbana di Reggio e nello sviluppo dell'edilizia antisismica. La sua opera, guidata dal senso del dovere e profondo umanesimo è un modello esemplare di servizio alla città.

(https://www.ginozani.org/biografia_reggio_calabria.php)