C'è un contrasto che attraversa le stradine di Borgo Croce diventato negli ultimi anni simbolo di rinascita e creatività. Da una parte i colori dei murales che raccontano proverbi, tradizioni e memoria collettiva; dall'altra il bianco con cui, periodicamente di notte, qualcuno cancella quelle immagini.

Un progetto nato per contrastare lo spopolamento e restituire vita a un piccolo borgo dell'area metropolitana di Reggio Calabria si trova così a fare i conti con episodi che, secondo l'associazione promotrice, rischiano di compromettere anni di lavoro dedicati alla valorizzazione del territorio.

A denunciare l'ultimo episodio è stata Mariagrazia Chirico, presidente dell'associazione che ha promosso il recupero artistico di Borgo Croce. In un lungo sfogo pubblicato sui social, Chirico ha raccontato l'amarezza per l'ennesima cancellazione dei murales realizzati nel borgo.

«Ogni anno è sempre la stessa storia: arrivate, qualsiasi cosa facciamo – una scritta, un disegno, una frase, anche solo un cuore – e poi di notte lo coprite, come chi non ha il coraggio di esporsi davvero», scrive la presidente, puntando il dito contro chi, a suo dire, continua a ostacolare un percorso di rinascita costruito con il contributo di volontari e cittadini.

Chirico ha voluto anche chiarire alcuni aspetti sulle opere finite nuovamente sotto una mano di vernice bianca. «Quei muri non sono nostri. Li abbiamo semplicemente decorati dopo aver chiesto e ottenuto l'autorizzazione dei proprietari. Questa primavera abbiamo persino reinvestito tempo e denaro per ripristinarli». Un chiarimento con cui l'associazione ribadisce che ogni intervento è stato realizzato nel rispetto delle proprietà private e con il consenso dei proprietari degli immobili.

La presidente respinge inoltre l'idea che sarebbe stato necessario chiedere ulteriori autorizzazioni o mediazioni per realizzare nuovi disegni. «Non avevo bisogno di alcuna richiesta, né io né i ragazzi dell'associazione, per realizzare un nuovo disegno. Quando si vuole davvero stemperare gli animi, si agisce in un altro modo. Quando invece si sceglie di alimentare il conflitto, è evidente che l'obiettivo non è trovare una soluzione».

Negli ultimi anni Borgo Croce è diventato un esempio di rigenerazione dei piccoli centri. I murales, insieme alle iniziative culturali e agli eventi organizzati dall'associazione, hanno contribuito a trasformare una frazione segnata dallo spopolamento in una meta conosciuta anche oltre i confini locali, richiamando migliaia di visitatori. Tra gli appuntamenti più partecipati figura il Villaggio di Natale, che nelle diverse edizioni ha registrato oltre 30 mila presenze.

Per l'associazione, questi risultati dimostrano come anche una realtà di piccole dimensioni possa costruire nuove opportunità valorizzando identità, tradizioni e creatività.

Dietro la vicenda dei murales cancellati, però, emerge una riflessione più ampia sul rapporto tra chi vive il borgo durante tutto l'anno e chi vi fa ritorno soltanto nei mesi estivi.

Borgo Croce conta infatti circa 45 residenti nei mesi invernali, mentre durante l'estate la popolazione aumenta sensibilmente. Una realtà che, secondo Chirico, porta con sé esigenze e visioni differenti sul futuro del paese.

«A tutta la gente che mi chiede perché non facciamo eventi d'estate, perché non organizziamo serate o iniziative, rispondo con questo: un muro di nuovo bianco, a distanza di un anno, cancellato da chi spesso ha 50 o 60 anni e dovrebbe avere a cuore il futuro del paese, non solo il proprio orticello».

Nel suo intervento la presidente critica anche chi, a suo giudizio, pretende servizi senza partecipare concretamente alla vita della comunità. «Persone che tutto l'inverno vivono altrove e poi tornano solo per cercare quiete e pretendere servizi, ma senza mai contribuire davvero alla crescita del territorio».

La riflessione si estende anche alle priorità infrastrutturali. «Si chiede la strada per andare al mare per 30 giorni l'anno, mentre qui si fatica anche solo a tenere vivo un paese», osserva Chirico, sottolineando come il primo passo per il rilancio di un territorio debba essere il rispetto per chi ogni giorno si impegna a preservarlo.

Anche la sospensione degli eventi estivi viene collegata alle tensioni maturate negli ultimi anni. «Da due anni non facciamo eventi estivi proprio perché ci è stato chiesto di fermarci», afferma.

La presidente respinge poi qualsiasi accusa di voler esercitare un ruolo dominante nella gestione del borgo. «Noi non comandiamo questo paese e non abbiamo mai preteso di farlo. Ma c'è chi continua a comportarsi come se fosse il padrone di tutto, anche di ciò che avrebbe voluto realizzare e non è mai riuscito a fare».

Infine, il suo intervento assume toni ancora più netti. «Mi dispiace dirlo, ma io questa la chiamo cattiveria, invidia e persecuzione. E soprattutto mi dispiace per l'esempio che si sta dando ai più giovani. I figli imparano più dai comportamenti che dalle parole: spero che un domani scelgano di essere migliori degli adulti che oggi osservano».

La vicenda di Borgo Croce diventa così il simbolo delle difficoltà che molti piccoli centri affrontano nel tentativo di costruire un futuro fondato su cultura, turismo e partecipazione, dovendo allo stesso tempo confrontarsi con divisioni interne e differenti idee di sviluppo.

«Basta ipocrisie – conclude Chirico –. Quando fate riunioni lontano, tra Basilea, Roma, Alessandria, Verona e altrove, abbiate almeno il coraggio di dirlo apertamente, non di nascondervi. Noi siamo qui e, se c'è qualcosa da dire, lo diciamo davanti a tutti. Noi questo paese lo amiamo».

Parole che racchiudono il senso della battaglia portata avanti dall'associazione: difendere non soltanto dei murales, ma un progetto di comunità costruito negli anni attraverso memoria, cultura, partecipazione e impegno condiviso.